Una sentencia en Italia obliga a que la escuela religiosa pague el ICI (IBI)

La Corte de Casación ha reconocido el derecho del Ayuntamiento de Livorno a cobrar este impuesto a los colegios religiosos y obliga a las escuelas católicas Espíritu Santo e Inmaculada a pagar este impuesto. Por su parte los obispos italianos y la Federación de Centros Católicos consideran la sentencia un atentado.

Dado el interés de la noticia añadimos la versión del diaro italiano La Reppublica .


La Iglesia italiana critica que el Supremo avale que se cobre el IBI italiano a los colegios

El fallo del tribunal da la razón al Ayuntamiento de Livorno (centro), que en 2010 solicitó a dos escuelas dependientes de la Iglesia católica 422.000 euros en concepto de ICI (Impuesto Comunal sobre Inmuebles) por su «actividad comercial»

La Iglesia católica italiana ha protestado por medio su Conferencia Episcopal (CEI) por el reciente fallo del Tribunal Supremo que consideró que las escuelas religiosas no pueden ser eximidas de un impuesto sobre los bienes inmuebles. El secretario de la CEI, Nunzio Galantino, manifestó que la decisión del Supremo -conocida el 24 de julio- es «una sentencia peligrosa» y pidió que «quien toma las decisiones, lo haga con menos ideología».

El fallo del tribunal da la razón al Ayuntamiento de Livorno(centro), que en 2010 solicitó a instituciones dependientes de la Iglesia católica el pago del ICI (Impuesto Comunal sobre Inmuebles), al estimar que esos organismos tienen una «actividad comercial», por lo que no pueden estar exentos.

Las autoridades municipales de Livorno habían reclamado a dos escuelas, la «Santo Spirito» y la «Immacolata», el pago del impuesto correspondiente al período comprendido entre los años 2004 y 2009, pero los abogados de estas alegaron que no les correspondía por estar en pérdidas.

422.00 euros

El tribunal ha estimado que la actividad comercial de esas dos escuelas está probada y no es «marginal», circunstancia que podría haberles eximido del pago de la tasa. Según medios locales de Livorno, la cantidad total reclamada a las dos escuelas asciende a unos 422.000 euros y la sentencia no considera como razón para no pagar la tasa el que las instituciones estén en números rojos.

El secretario de la CEI ha afirmado que «tengo la clara sensación de que, con este modo de pensar, se busca el aplauso de algunos ideologizados. El hecho es que no se está reconociendo el servicio que prestan las escuelas públicas paritarias».

Ese tipo de establecimientos educativos, que reciben financiación del Estado, están mayoritariamente (63 %) vinculados a la Iglesia católica y cobran tasas a los alumnos a los que imparten enseñanza. Galantino aseguró a la agencia Adnkronos que «frente a los 520 millones (de euros) que reciben las escuelas paritarias, el Estado se ahorra seis mil millones y medio».

Monseñor Galantino agregó que «tengo la impresión de que se quiere presentar esto como un problema solo católico. Ha llegado el momento de parar esto. Empecemos a llamar a las cosas por su nombre». Y aludió a la posibilidad de que, si se obliga a la Iglesia católica al pago del impuesto, se tenga que comenzar a cerrar escuelas, aunque advirtió que «el cierre de las escuelas paritarias significa limitar la libertad».

Reacción del gobierno italiano

La ministra de Educación, Stefania Giannini, destacó, por su parte, que las escuelas públicas y las paritarias tienen «un tratamiento diferente porque son instituciones diferentes» pero reconoció que es necesario hacer una «reflexión» a partir de la sentencia del Supremo.

Y esto, destacó la ministra, porque en algunas regiones como el Véneto «el Estado y la región se encontrarían con enormes dificultades económicas y estructurales» si desaparecieran las escuelas paritarias que, recordó, se ocupan del 67 % de la educación infantil y primaria.


Livorno, sentenza Cassazione: «Le scuole religiose devono pagare la tassa sugli immobili»

E’ il primo pronunciamento in Italia della Corte: dà ragione alla richiesta del Comune, avanzata nel 2010. La Fidae: «Così chiuderemo»

Gli istituti scolastici religiosi di Livorno dovranno pagare l’Ici, l’Imposta comunale sugli immobili, oggi sostituita dall’Imu, l’imposta municipale unica. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione, destinata certo a far discutere, dal momento che si tratta del primo pronunciamento del genere in Italia su questo tema. Due degli istituti livornesi, la scuola Santo Spirito e la scuola Immacolata, dovranno versare più di 422mila euro per gli anni dal 2004 al 2009.

La Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimità della richiesta di pagamento dell’Ici avanzata nel 2010 dal Comune di Livorno agli istituti scolastici del territorio gestiti da enti religiosi. «Come spiega l’ufficio Tributi – si legge in una nota del Comune – è da sottolineare che questo genere di pronunciamento da parte della Corte di Cassazione è il primo in Italia sul tema specifico. La suprema Corte ha di fatto ribaltato quanto stabilito nei primi due gradi di giudizio, sentenziando che, poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, ‘senza che a ciò osti la gestione in perdita’. In proposito il giudice di legittimità ha precisato che, ai fini in esame, è giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, risultando sufficiente l’idoneità tendenziale dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio. E cioè, il conseguimento di ricavi è di per sé indice sufficiente del carattere commerciale dell’attività svolta».

Il contenzioso che vede contrapposti il Comune ed alcuni istituti scolastici paritari era nato nel 2010, in seguito della notifica da parte dell’ufficio Tributi di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell’Ici, per gli anni dal 2004 al 2009. «In particolare – chiarisce ancora il Comune – gli importi relativi alle scuole ‘Santo Spirito’ e ‘Immacolata’ sono pari a 422.178 euro. Si ricorda che anche la Commissione Provinciale Tributaria di Livorno aveva stabilito che l’Ici fosse dovuta, respingendo i ricorsi degli istituti. A questo punto, a seguito delle sentenze, si provvederà a notificare anche gli importi dovuti per le annualità 2010 e 2011, imponibili a fine Ici. Queste sentenze – conclude la nota – assumono, tra l’altro, rilievo ai fini dell’interpretazione delle disposizioni in materia di Imu, relativamente all’imposizione fiscale dall’anno 2012».

Dura la replica di don Francesco Macrì, presidente della Fidae, la federazione delle scuole paritarie cattoliche, che a Radio Vaticana ha risposto: «Sonosentenze che lasciano interdetti, perché costringeranno le scuole paritarie a chiudere». Secondo don Macrì queste scuole finora sono sopravvissute perchè sostenute da religiosi che lavorano a titolo completamente gratuito: «Sono scuole che hanno già dei bilanci profondamente in rosso – sottolinea il presidente della Fidae – scuole che allo Stato costano quasi nulla, pur garantendo un servizio alla Nazione equiparabile a quello statale».


Scuola, la Cei insorge: «Sentenza su Ici a paritarie pericolosa». Giannini non si sbilancia: «C’è una riflessione da fare»

Una «sentenza pericolosa» che limita fortemente «la garanzia di libertà sull’educazione che tanto richiede anche l’Europa». La pronuncia della Cassazione sugli istituti scolastici religiosi di Livorno che dovranno pagare l’Icifa insorgere il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino. Mentre il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini non si sbilancia e rimanda alla necessità di una «riflessione più generale» sul tema. E il capogruppo di Area Popolare alla Camera Maurizio Lupi parla di «discriminazioni e disuguaglianza».

All’indomani del verdetto pilota di piazza Cavour, Galantino esprime tutto il suo dissenso e la preoccupazione: «Siamo davanti a una sentenza pericolosa. Chi prende decisioni, lo faccia con meno ideologia. Perché ho la netta sensazione che con questo modo di pensare, si aspetti l’applauso di qualche parte ideologizzata. Il fatto è che non ci si sta rendendo conto del servizio che svolgono le scuole pubbliche paritarie».

Dati alla mano, il segretario generale della Cei ricorda che «ci sono un milione e 300 mila studenti nelle scuole paritarie. Bisogna anche sapere che a fronte dei 520 milioni che ricevono le scuole paritarie, lo Stato risparmia 6 miliardi e mezzo. Attenzione, dunque, a non farsi mettere il prosciutto sugli occhi dall’ideologia».

Galantino insiste su un concetto: «Non stiamo parlando solo di scuole cattoliche. Impariamo a chiamare le cose con il loro nome, parliamo di scuole pubbliche paritarie. Lo stesso ministro Giannini, in maniera illuminata, sta cercando di fare percepire che le scuole paritarie sono pubbliche». Il segretario generale della Cei si rivolge anche alla magistratura: «Chi conosce realtà della Chiesa cattolica che non pagano, lo denunci, subito. Mi rivolgo anche alla magistratura». Una sentenza «pericolosa due volte», sottolinea ancora il segretario generale della Cei: «Da una parte c’è un discorso tutto ideologico. Ho l’impressione che si voglia fare passare il problema come fatto tutto cattolico. È venuto il momento di smetterla con i tiri allargati. Cominciamo a chiamare le cose con il loro nome».

Una sentenza pericolosa anche perchè, per dirla con Galantino, «come ha detto giustamente il presidente della Fidae si rischia davvero la chiusura di queste scuole. Ma la chiusura delle scuole paritarie vuol dire limitare la libertà. E’ la stessa Europa – ricorda ancora Galantino – che ci chiede garanzie sulla libertà educativa. Quello che pericolosamente caratterizza l’Italia è l’ideologizzazione passata all’estremo. Smettiamola di pensare che sia la Chiesa cattolica ad affamare l’Italia».

Come detto, il ministro Giannini da Aosta è intervenuta sulla sentenza della Cassazione: «I giudici dicono che c’è un trattamento diverso tra pubbliche e paritarie perché sono istituzioni diverse. Penso che forse ci sia una riflessione da fare», ha detto dopo aver ricordato che in regioni come il Veneto, senza paritarie, Stato e Regione «si troverebbero in enormi difficoltà economiche e strutturali».  La responsabile del Miur ha sottolineato che la sentenza riguarda un «capitolo che non è di mia pertinenza, quindi non lo commento nel merito». Ha spiegato poi che «il nostro provvedimento non interviene certo sulle questioni che riguardano le amministrazioni locali e le scuole. Interviene su un altro principio, dal mio punto di vista assai più fondante, quello della libertà di scelta educativa, con una, per carità, simbolica, diciamo, possibilità di riconoscimento alle famiglie che o scelgono o sono talvolta anche obbligate a scegliere».

Più in generale, ha sottolineato il ministro, «il tema delle scuole paritarie va affrontato in un quadro anch’esso europeo di riferimento. L’Italia l’ha fatto 15 anni fa, con una belle legge a firma Berlinguer che così sintetizzo: ‘La Repubblica italiana è dotata di un sistema nazionale pubblico, statale e non statale. È un sistema integrato dell’istruzione, un sistema che lo Stato si impegna ovviamente con modalità differenti, a far sviluppare e non declinare».

Per Maurizio Lupi, come visto, la sentenza «invece di fare giustizia discrimina pesantemente queste scuole e genera una pericolosa diseguaglianza. Le scuole paritarie e le scuole statali per legge fanno entrambe parte del sistema pubblico, perchè entrambe svolgono un servizio pubblico. Perchè le paritarie pubbliche  devono pagare l’lmu e le statali pubbliche no? La chiusura di molte scuole paritarie è il rischio concreto delle conseguenze di questa sentenza con oltretutto un consistente aggravio dei costi per lo stato che dovrà farsi carico degli studenti che resteranno a spasso, e là dove adesso spende 600 euro per studente ne dovrà spendere 6000». Preoccupazione che è anche del presidente della Regione Lombardia: Maroni annuncia di avere allo studio misure di sostegno 

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